Spiagge, espulsioni e remi in barca: l’Udinese chiude a Napoli con la testa già in vacanza
Ma guardateli lì, i giovanotti in bianconero calati sul prato del San Paolo, o come diamine preferiscono chiamarlo oggi, con lo spirito di chi ha già infilato i sandali e il tubetto della crema solare nella borsa di fustagno. Il fischio d’inizio è un dettaglio fastidioso, una cambiale da pagare prima di potersi finalmente spiaggiare, perché la truppa friulana parcellizza le energie con la taccagneria di un droghiere della Bassa, avendo già toccato quel paradiso terrestre dei cinquanta punti che innesca, per antico vizio italico, l’immediato disarmo e il nobile sport del remi in barca. C’è un’aria da smobilitazione generale che profuma di valigie di cartone e scadenze di contratto: parecchi di questi baldi pedatori l’anno venturo li vedremo rincorrere il cuoio sotto altri cieli, e pure il Sor Mister, dicono le comari del calciomercato, par dondolarsi sulla sedia a dondolo dell’addio, costringendo i posteri a una totale e faticosa rifondazione. Che poi, povero cristo di un allenatore, cosa vuoi che inventi quando la psiche collettiva dei suoi sottoposti ha già sintonizzato le frequenze sulle canzonette balneari e la tensione agonistica latita come il buon senso in certe decisioni arbitrali? Il match, che per lunghi tratti ha offerto lo spettacolo eccitante di una nebbia in Val Padana, si è scosso dal torpore soltanto quando il signor direttore di gara ha deciso di spedire Kabasele sotto la doccia anzitempo per un peccato veniale che a parti invertite, ci scommetto un fiasco di Tocai, non avrebbe fruttato nemmeno un rimbrotto verbale; un’espulsione marchiana, che ha avuto il solo merito di far incazzare i superstiti. Lì, nell’orgoglio ferito, l’Udinese ha abbozzato una reazione tardiva, ma tra svarioni in fase offensiva da scapoli e ammogliati e un pallone salvato sulla linea di porta dai partenopei con la grazia disperata di chi difende l’orto, il pareggio è rimasto una chimera stampata nel cielo di Mergellina. Peccato, perché questo torneo della contrada friulana pur tra alti e bassi, è stato di tutto rispetto, ed avrebbe autorizzato sogni di gloria per il futuro se solo la stramaledetta logica del calciomercato non costringesse, ancora una volta, a ricominciare quasi da zero, con buona pace di chi, legittimamente, l’anno prossimo si aspetterebbe qualcosa di più.
