PAZZA UDINESE PER UN BEL PARI
Eupalla, perdonali perché non sanno quel che si fanno. All’Olimpico va in scena un balletto scombinato, una rissa di pedatori che avrebbe fatto venire l’urticaria ai puristi della zona, ma che diverte il popolino affamato di emozioni forti. La Lazio di Sarri e l’Udinese di Runjaic si sono affrontate con il petto in fuori e la guardia bassa, in un match che pareva scritto da un librettista ubriaco. L’Udinese si presenta nell’Urbe con una formazione che desta qualche sospetto tra i soloni della tribuna stampa: c’è Piotrowski a fare le veci del capitano, preferito a quel Miller che molti invocavano. In avanti, il giovane Gueye sostituisce Davis; il ragazzo ha gamba, ma come direbbe il mio amico contadino, deve mangiare ancora molta polenta prima di farsi uomo d’area. Si divora un gol che grida vendetta al cospetto di Giove, ma i friulani hanno il merito di non perdersi d’animo. È il faticatore Ehizibue a rompere gli indugi una sventola sotto la traversa che non lascia scampo all’estremo difensore laziale. È il vantaggio della terra, del sudore, di chi non ha nulla da perdere. Ma l’Udinese, ahimè, pecca di quella presunzione tipica di chi si specchia troppo presto: si perde nei propri arabeschi spreca e permette alla Lazio di rientrare in partita. Pellegrini firma il pari e la contesa diventa una corrida. Il festival del gol e la legge del taglione Qui la cronaca si fa concitata, quasi boccaccesca. L’Udinese spreca con Buksa e poi con Zaniolo, che si mangia una rete clamorosa, roba da fustigazione in pubblica piazza. E allora interviene la “Legge del Calcio”, quella spietata che non perdona i vanesi: gol sbagliato, gol subito. Il vecchio Pedro, che ha ancora nei piedi la polvere di stelle dei campioni, firma il sorpasso.Ma l’Udinese odierna è squadra di cuore, una “masnada” di coraggiosi che decide di alzare la linea difensiva fin quasi a centrocampo, sfidando la logica e il destino. Atta estrae dal cilindro una doppietta che ribalta ancora la frittata, il gol del 2 a 3 è un gioiello che profuma di impresa storica. Sembrava fatta per i ragazzi del Friuli, pronti a tornare a casa carichi di gloria e punti ma proprio sul fischio finale, quando già si sentiva l’odore della grappa per festeggiare, ecco che Maldini nome che evoca nobiltà calcistica antica, trova la zampata del 3 a 3. Un pareggio che è un inno all’offensivismo anarchico. L’Udinese ha dimostrato di avere fegato e una condizione atletica da podisti di razza, ma ha pagato dazio alla propria imprecisione sotto porta. Alla fine, si dividono la posta, un punto a testa e molti sospiri per quello che poteva essere e non è stato. Tutto bello ma all’ultimo minuto si deve difendere diversamente Per i friulani rimane l’orgoglio di aver giocato alla pari, anzi meglio, in una tana così difficile.
