Eupalla volge lo sguardo altrove: il fiero Friuli cade al Sinigaglia

Vanno in scena i lariani, gente che corre a perdifiato come avessero il diavolo alle calcagna, mentre l’Udinese – priva del corazziere Solet – si affida al giovane Bertola e ritrova Kamara sulla corsia mancina. I padroni di casa, sospinti da un ardore che par quasi tracotanza, macinano chilometri e trame, ma i bianconeri di terra friulana tengono botta con la fierezza dei vecchi alpini. La gara scorreva sui binari di un’onesta resistenza finché il Piotrowski, colto da un improvviso quanto deprecabile oscuramento dell’intelletto, decideva di avvinghiarsi all’avversario in area manco fosse un lottatore greco-romano fuori tempo massimo. Rigore solare, Como in vantaggio e Udinese costretta a inseguire tra le forche caudine della velocità lariana. ​Il generoso Davis e lo sventurato Zaniolo si battono come leoni, ma sono costantemente raddoppiati, stretti in una morsa che impedisce loro di scoccare il dardo decisivo. Se non fosse per quella corbellata del polacco, il primo tempo si sarebbe chiuso in bianco, giacché il Como molto ha rullato i tamburi ma poco ha scalfito la guardia di un Padelli in versione saracinesca proprio allo spirare della prima frazione. Si sente, eccome se si sente, l’assenza di chi sa “far legna” con classe: il fantasma di Payero, ceduto con una fretta che par quasi delitto, aleggia sul campo. Servirebbe il miglior Lovric, e invece tocca attendere l’ingresso del fante Miller per vedere un po’ di nerbo. “Miller, che certi soloni vorrebbero spedire in esilio altrove, dimostra d’aver polmoni e garretto da vendere. Altro che prestito, qui serve gente che sappia stare in trincea!” ​Nella ripresa la musica muta spartito. L’Udinese non è morta, per buona pace dei cantori di DAZN che parevan recitare il de profundis anzitempo. Ekkelenkamp si divora un gol che gridava vendetta al cospetto di Eupalla, la divinità che presiede al gioco del pallone. Poi, il lampo: Zaniolo insacca di classe, un gol di rara fattura che avrebbe dato giustizia al tabellino. Ma il destino è beffardo e il “varrista” è implacabile: fuorigioco e la gioia ricacciata in gola. ​Il mister bianconero, prigioniero delle sue idee, concede solo le briciole a Iker Bravo, mentre il fischietto di turno pare aver smarrito la bilancia dell’equità nei momenti topici. L’Udinese ne esce sconfitta, è vero, ma a fronte alta: ha pagato un primo tempo troppo guardingo e un pizzico di sfortuna, ma i ragazzi del Friuli hanno dimostrato che il sangue non è acqua.