L’UDINESE A CORRENTE ALTERNATA REGALA ALTRI 3 PUNTI
Udine, pomeriggio di un inverno che sembra primavera, ma non lo è come certe anime di mediana. La partita scorre al ritmo pensoso dell’Udinese, che sembra sapere esattamente quanto possa concedere e quanto possa rischiare ma a volte esagera. Il Sassuolo, orfano dello spirito anarchico e spavaldo che un tempo lo animava, osserva e subisce, come chi sa che la propria giornata non è delle migliori ma non si sa mai…Il vantaggio arriva — e per fortuna, o per giustizia divina — dai piedi non certo callosi del difensore Solet. Piedi buoni davvero, da mezzala travestita da centurione. Fa tutto lui: parte da posizione ignota, guarda, la tocca di punta e batte il portiere come un colpo d’ascia su un tronco marcio. Bello e giusto, direbbe il calcio di un’altra epoca. E Bayo? Ah, Bayo. Il ragazzo sembra nato per litigare col pallone, come certi amanti che non imparano mai a comprendere la propria donna. Corre, sbraccia, lotta e si perde, la sua idea del gioco è più mistica che tecnica, ma la porta rimane per lui un mistero insondabile. Fortuna, dunque, che ci sia Solet — il difensore che ragiona da attaccante, l’unico illuminista in un mare di empirismo confuso. Dell’arbitraggio non parlo, ché già mi accusano di aceto linguistico ma diciamo pure che certi fischi odoravano più di ansia che di criterio. Se il primo tempo era stato un onesto esercizio di vigore fisico, la ripresa dell’Udinese è scivolata via come un decotto di malva, roba da far cascare le palpebre anche ai patriarchi del Friuli.L’Abbiocco dei padroni di casa bianconeri, che dovrebbero essere solidi come pietre del Tagliamento, invece sono rientrati in campo con l’animo di chi ha già i piedi sotto la tavola. Un tepore letargico ha avvolto la truppa udinese, e il Sassuolo, squadra di palleggiatori fini ma spesso inconcludenti, ne ha approfittato con cinismo emiliano.Le sventurate omissioni? Due reti incassate come si incassa un raffreddore per aver lasciato aperta la finestra. Gol evitabili, nati da distrazioni che in Serie A profumano di sacrilegio. La beffa del VAR, il dramma in un atto solo. Tale Bertola trova il gol della speranza, il cuoio gonfia la rete e lo stadio ruggisce. Ma ecco che interviene il marchingegno tecnologico, il VAR, occhio di lince che non perdona, un tocco di mano galeotto cancella la gioia. Giusto il fischio, sia chiaro, ma che rabbia per il popolo friulano! Considerazioni Tecniche (e un po’ filosofiche) L’Udinese ha peccato di quella che io chiamo “astenia agonistica”. Hanno lasciato che il Sassuolo addormentasse il ritmo, scivolando in una melina orizzontale che ha spento ogni velleità di riscossa.”Il calcio è gioco di situazioni, e se tu regali la situazione all’avversario per eccesso di confidenza, finisci per piangere lacrime di coccodrillo.”Alla fine della fiera, resta l’amaro in bocca per una gara che si poteva, anzi si doveva, portare a casa con un pizzico di cattiveria in più. Invece, si torna negli spogliatoi con le pive nel sacco e tre punti che volano verso la via Emilia, come era successo per il via del Mare, da possibili 6 a 0 punti…Tutti dicono che l’Udinese è salva ma attenzione il campionato è ancora lungo e bene che vada altro che 50 punti sarà la coppia di quello dello scorso anno. Manca il gioco, la personalità, la costanza, ma la cosa peggiore è sentire il sor Runjaic, teutonico sbarcato sulle rive del Cormor con quel piglio da precettore d’accademia, sentenziare che la sua Udinese “può perdere con tutti”, mi scalda il sangue nelle vene come un Merlot di quello buono bevuto troppo in fretta.
