Il miracolo del quarto d’ora e l’ingloriosa scoppola dei poveri cristi Udinese ko
Dura appena il tempo d’un grigino il sogno friulano alla Scala del calcio, un quarto d’ora di pura estasi per gli eroi venuti dal nord col cuore in mano e la contabilità storta per via di un’infermeria che pare un lazzaretto; eppure l’Udinese parte con la bava alla bocca, infilando due sberle da cineteca nelle costole di un’Inter ancora avvolta nei suoi pigiami di seta, l’illusione d’una domenica da fenomeni tramonta però non appena il padrone di casa stropiccia gli occhi, ruggisce e rimette la chiesa al centro del villaggio stampandone due nel giro d’un amen; a quel punto l’Udinese, dopo aver ricamato un primo tempo di sublime arroganza e sciupato pure il colpo del definitivo K.O., comincia a perdere colpi come una vecchia fuoriserie senza benzina, recitando la solita litania di questo campionato dove al primo soffio di vento cala la nebbia nella testa e il vuoto nei polmoni, lasciando campo libero alla grandinata nerazzurra che inghiotte i bianconeri fino al pirotecnico 5 a 3 finale. A bordo campo resta forte il sospetto che per le sorti della patata bollente Ebosse farebbe decisamente meglio a starsene comodo in panchina e che assenze a parte c’è ancora tanto da lavorare
