L’UDINESE NE HA DI PIÙ TORO KO

Si gioca al cospetto di un pubblico che vorrebbe vedere in campo la propria voglia di vincere, si sente nell’anima, tra le mura di un’Udine che ha il vizio antico della faticata e il muscolo teso dei friulani, gente che non molla neanche quando il destino tira i dadi storti. La partita, a dirla tutta, avrebbe lo spessore agonistico di una briscola al bar dopo il sesto grappino, eppure l’avvio è gagliardo, quasi avessimo a che fare con atleti veri e non con onesti pedalatori della domenica.
L’Udinese scende in lizza orfana di Davis — che speriamo resti ai piedi dei monti e non voli verso lidi mercantili — e di Piotrowski. Al loro posto, il destino schiera Buksa e Miller, due che corrono con la foga di chi ha dimenticato le chiavi in ufficio.

Poco dopo il ventesimo minuto scatta la comica, Buksa, con la grazia di un elefante in un negozio di cristalli, riesce nell’impresa di centrare il montante a porta spalancata da distanza ravvicinata. È un errore che grida vendetta, che si trasforma nel più fantozziano degli assist per Zaniolo. Il Diez, povero diavolo che gioca bene ma segna quanto un portiere di riserva, la mette dentro e già pregusta la gloria. Ma ecco che interviene il VAR, questa macchina infernale che stronca entusiasmi e poesie: fuorigioco. Gioia strozzata in gola e ritorno al grigiore. Ma il calcio è cinico, come un esattore delle tasse. Poco prima del tè, quando i polmoni invocano tregua, spunta Ehizibue. Il “neo bomber” (definizione che farebbe sorridere anche i sassi) trova il pertugio giusto e infila il vantaggio.
Al rientro, l’Udinese riparte arrembante, mentre il Torino pare una compagine di dopolavoristi smarriti nel bosco. Su azione d’angolo, l’”Origano” capitano Kristensen (così chiamato per la capacità di condire ogni azione difensiva) svetta su tutti e fa due a zero. Un’incornata da manuale del calcio, roba da farsi venire il torcicollo solo a guardarla. Il Torino? Non pervenuto. Un ectoplasma granata che ha dato segni di vita solo nei primi minuti, prontamente rintuzzati da un miracolo dell’estremo difensore friulano. Per il resto, noia e supremazia bianconera. Una vittoria che sa di frico e sudore. L’Udinese vince perché ha avuto più fame, il Toro perde perché ha confuso lo stadio con una sala d’aspetto della stazione. Se il calcio fosse una cosa seria, ci saremmo divertiti di meno. Peccato solo per i punti persi per strada altrimenti sarebbe un’altra storia…che forse bisognerebbe avere più voglia e consapevolezza e si potrebbe provare a riscrivere.